Pesticidi e Biologico

pesticidi

Esiste una relazione tra consumo di alimenti non biologici e presenza di pesticidi nelle urine

In una normale conversazione tra amici spesso ci si trova ad ascoltare una diatriba su chi non crede nel biologico e chi invece lo difende ad oltranza. I primi di solito argomentano i loro discorsi con frasi del tipo “il biologico è una truffa”, “ è solo un metodo per fare più soldi”, “ non puoi nutrire il pianeta facendo biologico”, i secondi rispondono che “ i prodotti del biologico sono più controllati per questo si smascherano più facilmente le truffe”, “ il biologico ha costi più elevati”, “ con il biologico puoi salvare il pianeta”. Credo che la risposta corretta sia nel non fermarsi alle apparenze e informarsi.
Uno dei principali problemi dell’agricoltura convenzionale è l’uso dei pesticidi e in uno studio svolto dai ricercatori della School of Allied Health Sciences dell’Università di Boise, in Idaho gli studiosi hanno preso in esame 4466 persone di sei città che avevano partecipato a uno studio sui rapporti tra dieta e patologie cardiovascolari condotto tra il 2010 e il 2012. Alla fine della ricerca si è visto che esiste una relazione dose-dipendente tra consumo di alimenti non biologici e presenza di organofosfati nelle urine.
I pesticidi organofosfati (PO) sono stati gli insetticidi più utilizzati negli Stati Uniti per più di tre decenni.
Gli organo-fosfati, sono state associate a diversi effetti negativi sia di tipo acuto (tremori, cefalea, difficoltà respiratorie) sia cronico (disturbi neurologici, ansia), sia per quanto riguarda l’esposizione in gravidanza dei feti (ritardo mentale, basso quoziente intellettivo e altro). Dopo il passaggio del Food Quality Protection Act del 1996, che ha richiesto decisioni sulla tolleranza alimentare considerando il rischio cumulativo e di aggregazione (FQPA 1996), la US Environmental Protection Agency (EPA) ha condotto una rivalutazione del rischio specifico chimico di tutti i PO. Queste rivalutazioni hanno determinato una sostanziale riduzione nell’uso dei PO, includendo l’eliminazione di molti usi agricoli e quasi tutti gli usi residenziali di PO (Clune et al. 2012).
Nonostante queste riduzioni, i PO rimangono la principale forma di controllo degli insetti nell’agricoltura americana, con oltre 33.000.000 libbre utilizzate nel 2007 (Grube et al. 2011). Secondo i dati dal National Health and Nutrition Examination Survey dal 2003-2004, l’esposizione dei PO è prevalente; i metaboliti dei PO sono stati rilevati nelle urine di oltre il 75% della popolazione degli Stati Uniti (Barr et al. 2011). L’ EPA Cumulative Risk Assessment del 2006 per PO ha stabilito che la principale via di esposizione nella popolazione generale degli Stati Uniti è attraverso la dieta (US EPA 2006). Gli studi dimostrano che il consumo di una dieta biologica, composta da cibo coltivato senza l’ uso della maggior parte dei pesticidi sintetici, tra cui i PO, può portare ad una riduzione sostanziale e immediata dell’esposizione ai PO, con livelli dei metaboliti al di sotto dei limiti di rilevabilità subito dopo l’introduzione di diete biologiche (Lu et al 2006;. Lu et al 2008.). Le concentrazioni dei metaboliti urinari in PO nei bambini che consumano diete biologiche sono costantemente al di sotto dei limiti di rilevabilità (Curl et al 2003;. Lu et al. 2006; Lu et al. 2008). Molti studi sull’ esposizione ai PO impiegano biomarcatori urinari per la stima della dose. Tuttavia, questi biomarcatori hanno notevoli limitazioni come strumenti di valutazione dell’esposizione. Infatti i Metaboliti dei PO hanno breve emivita, e rappresentano l’esposizione per un tempo che precede 2 giorni dal primo prelievo (Garfitt et al 2002;. Griffin et al 1999;. Kwong 2002), e tra singole misurazioni sono altamente variabili (Attfield et al 2014;. Griffith et al 2011;.. Kissel et al 2005). Inoltre, i metaboliti PO possono essere trovati, preformati, in prodotti alimentari e nell’ambiente (Lu et al. 2005; Quirós-Alcalá L et al. 2012; Zhang X et al. 2008). Se questi metaboliti sono escreti immutati, come è stato dimostrato in studi sperimentali (Forsberg et al 2011;.. Timchalk et al 2007), l’ esposizioni in base ai livelli di biomarcatori urinari possono essere sovrastimati. I metaboliti del Dialkylphosphate (DAP) sono sottoprodotti comuni del metabolismo della maggior parte dei PO, e sono spesso utilizzati come Biomarcatori PO poichè questi sei composti rappresentano combinazioni dell’esposizione ad almeno 28 pesticidi PO (Bravo et al. 2004). Poiché i singoli PO possono variare in tossicità di ben 6.000 volte (USEPA 2006), questa mancanza di specificità limita l’utilità del DAP  nella valutazione del rischio. Per tutti questi motivi, i biomarcatori urinari spesso utilizzati non forniscono un gold standard per la valutazione all’esposizione di PO, in particolare per la stima di esposizione a lungo termine. E’ Per ovviare a queste problematiche che si è valutata l’esposizione alimentare a lungo termine di PO in una coorte di 4466 partecipanti combinando informazioni autorilevate con i valori medi di residui di pesticidi presenti nel cibo consumato abitualmente da queste persone secondo lo US Department of Agriculture (mele, pesche, mirtilli, broccoli, fagioli, uva, meloni, lattuga, albicocche, arance, pere, spinaci, fragole, pomodori, patate, mango e cipolle). E’ stato poi valutato ulteriormente il rapporto tra tali stime e le concentrazioni di DAP urinario in un sottogruppo di soggetti con diete convenzionali (n = 480) e in un sottogruppo di partecipanti (n = 240) con abitudini di consumo di prodotti biologici. Questa analisi di confrontabilità intermetodo è stata intesa come un controllo sulla validità delle stime ottenute dallo studio. Si sono osservate così differenze significative nelle concentrazioni urinarie di DAP sulla base delle informazioni autoriferite: La mediana delle concentrazioni DAP tra gli individui che raramente o mai consumano prodotti biologici era 163 nmol DAP / g creatinina. Tra coloro che a volte consumano prodotti biologici, la mediana è stata di 121 nmol DAP / g creatinina, e tra gli individui che hanno mangiato spesso o sempre prodotti biologici, la mediana è stata di 106 nmol DAP / g creatinina.

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I pesticidi sono associati a diversi tipi di effetti negativi sull’organismo e sull’ ambiente

In questo studio, quindi si sono utilizzati questi biomarcatori DAP in un modo nuovo: per valutare la validità del metodo di valutazione dell’esposizione, superando i suddetti limiti della DAP. Si è confermato così che sono stati misurati livelli bassi DAP quando le stime di esposizione erano basse e livelli elevati DAP quando le stime di esposizione erano più alte.
Oltre a stimare l’esposizione PO alimentare, si è anche osservato una relazione significativa tra l’aumento del consumo di prodotti biologici e livelli più bassi DAP tra gli individui che sono stati abbinati sulla FCCR-based exposure (essenzialmente, una metrica ponderata di assunzione di prodotti utlizzata in questo studio).
Considerando i limiti sopra esposti e altre variabili che non sono state prese in considerazione ( ad esempio la sinergia con altri pesticidi non considerati in questo studio, che portano a superare la soglia di tollerabilità dell’ organismo ad una determinata sostanza ) si può affermare che esiste una differenza tra prodotti biologici e convenzionali ( già segnalata in un precedente articolo a riguardo dei nutrienti presenti ), che se questa differenza è misurabile il biologico non è una truffa o una fede mistica come qualcuno può pensare ( la truffa la fa chi spaccia per biologico quello che biologico non è ) e che può aiutare il pianeta inquinando meno ( forse con meno produzione ma con terra , acqua e aria pulita fonti indiscutibili di vita ). Tralascio il discorso economico perché spero si inneschi un circolo virtuoso in cui non si debba più scegliere tra convenzionale e biologico ma si fondano in un’ unica agricoltura che pensi alla nostra salute e a quella del pianeta.

Fonte:
Environ Health Perspect; DOI:10.1289/ehp.1408197
http://www.ilfattoalimentare.it/pesticidi-frutta-verdura-biologica.html

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