DEFINIZIONI

DEFINIZIONE DI CELIACHIA, SENSIBILITA’ AL GLUTINE, ALLERGIA AL GLUTINE

La celiachia è una patologia di tipo auto-immune, nella quale l’organismo, quando viene in contatto con il glutine, sviluppa degli anticorpi specifici che invece di rivolgersi contro gli agenti esterni, causa lesioni più o meno gravi alla mucosa dell’intestino tenue.

Pertanto, tutti gli alimenti contenenti glutine devono essere considerati tossici per i pazienti celiaci.

L’esordio della MC si accompagna alla positività di alcuni marcatori sierologici di autoimmunità, soprattutto la positività degli anticorpi anti transglutaminasi (a-tTG) di classe A (escludendo contemporaneamente una carenza nelle IgA totali).

Nel caso la quantità di a-tTG IgA sia molto elevata si procede con altri test sierologici: la ricerca degli anticorpi antiendomisio (EMA), che rivelano un danno alla mucosa enterica, e la ricerca della predisposizione genetica (HLA di tipo DQ2/DQ8). Nel caso invece la quantità di a-tTG IgA fosse borderline o leggermente superiore al valore soglia, si procede direttamente  la biopsia intestinale, la quale è in grado di evidenziare la tipica enteropatia celiachia con atrofia villare, ipertrofia delle cripte ed aumento dei  linfociti intraepiteliali.

a-tTG IgA: anti transglutaminasi di tipo IgA
IgA: immunoglobuline di calsse A
CD:morbo celiaco
a-tTG > 10 x cut off: quantità di a- tTG 10 volte maggiore rispetto al valore soglia (cioè quello normale)
a-tTG < 10 x cut off: quantità di a- tTG non maggiore di 10 volte rispetto al valore soglia (cioè quello normale)
HLA DQ2/DQ8: aplotipo genetico compatibile con morbo celiaco
EMA: anticorpi anti endomisio
GFD: “gluten free diet”
 

L’allergia al grano è una delle reazioni immunomediate che porta alla produzione di anticorpi di classe E. A differenza inoltre della celiachia, in cui l’attore principale è il glutine, nell’allergia al grano possono intervenire altri “attori”, ossia altre componenti del grano oltre alle glutenine e gliadine (componenti del glutine); un esempio è costituito dall’inibitore dell’alfa-amilasi, presente del grano e causa sia di reazioni allergiche respiratorie che alimentari. Un altro esempio sono le nsLTP (“non specific Lipid Transfer Protein”), una famiglia di proteine presenti nel regno vegetale (in particolare nelle Rosacee) e in alcuni pollini. Questa proteina può causare reazioni allergiche sia di tipo inalatorio che alimentare; si sospetta anche un effetto sensibilizzatore da contatto.

Queste fatto parte delle: albumine, prolammine e globuline. Ognuna di esse può provocare una reazione più o meno intensa.

Da un punto di vista clinico, l’allergia al grano si può manifestare come:

  • allergia di tipo respiratorio: asma del panettiere o raffreddore allergico del panettiere, malattia tipicamente professionale, in cui la via di ingresso dell’allergene è la via inalatoria
  • allergia alimentare, con le sue manifestazioni classiche, gastrointestinali, cutanee (es. orticaria, dermatite atopica nei bambini), bronchiali, nei bambini la dermatite atopica; nell’adulto di manifesta prevalentemente con quella che si definisce “analifilassi cibo dipendente esercizio indotta” (WDEIA)
  • orticaria da contatto, che si osserva principalmente nei soggetti che per motivi di lavoro si trovano più a contatto con derivati del glutine; ma è presente anche ad esempio in quelle donne predisposte che utilizzano cosmetici che contengono idrolizzati proteici di glutine

 Avere la sensibilità al glutine, invece, significa avere sintomi simili a quelli della celiachia e dell’allergia al grano senza essere affetti da nessuna delle due patologie. Si tratta di una situazione che, al contrario della malattia, sembra essere transitoria e potrebbe risolversi dopo un periodo di alimentazione senza glutine.

Esperienze internazionali dimostrano come la sensibilità al glutine sia un problema di larga diffusione e confermano che la stima delle persone potenzialmente sensibili al glutine è largamente superiore a quella dei potenziali celiaci e allergici al grano.

Ad oggi non esistono test di laboratorio o istologici in grado di confermare questo tipo di “reattività”, di conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per esclusione;

L’iter diagnostico è bene illustrato nel sito www.glutensensitive.net e correttamente illustrato nel seguente schema.

Spesso i pazienti che soffrono di sensibilità al glutine riescono da soli a riconoscere la causa scatenante dei propri sintomi, ossia gli alimenti privi di glutine, e si rivolgono solo allora a medici specialistici sospettando la malattia celiaca.

Tempo fa tali pazienti venivano rimessi al giudizio di altri esperti (psichiatri, neurologi, ecc..) in mancanza di una evidenza sierologica in grado di confermare la celiachia. I sintomi infatti della sensibilità al glutine, al pari della celiachia, spaziano a 360°, abbiamo infatti sintomi come:

–    dolore addominale

–     eczema e/o rash cutaneo

–     emicrania

–    “mente annebbiata”

–     fatica cronica

–     diarrea

–     depressione

–     anemia

–    formicolio o perdita sensibilità gambe/braccia/dita

–    dolore articolare

Per la diagnosi, ai soggetti che sospettano di essere intolleranti o sensibili al glutine viene richiesto di mantenere o reintrodurre nella dieta il glutine per almeno una ventina di giorni o un mese. Questo perchè, con l’eliminazione del glutine dalla dieta, i parametri clinici tipici della celiachia spariscono e diventa quindi impossibile distinguere tra sensibilità o intolleranza.

La diagnosi di sensibilità al glutine sarà seguita da una dieta con eliminazione del glutine ed un “open challenge” (una reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine), per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di questa proteina alimentare.

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